L’etimologia del veneto ombra ‘bicchiere di vino’

logo-treccaniNel campo dell’etimologia le bufale, le leggende metropolitane, le fole, chiamatele come volete, hanno un nome molto dignitoso: etimologie popolari (o anche, con una connotazione ancora più prestigiosa, paretimologie). Si tratta della ricostruzione fantasiosa, anche se spesso accattivante e attraente, dell’origine della parola, fondata su associazioni romanzesche, ma ammantate da un’aura di credibilità. La voce paretimologia dell’Enciclopedia dell’italiano, redatta dal romanista tedesco Gerald Bernhard, contiene numerosi esempi, italiani e dialettali, di parole correnti, la cui forma o il cui significato sono frutto di etimologia popolare.

Un esempio di falsa etimologia, che tuttavia ha un seguito piuttosto ampio, riguarda la parola, veneta ma anche italiana se ha la doppia t, pitima nel senso di ‘persona molesta o noiosa’. La base etimologica è molto chiara: deriva dal gr. epíthema ‘cataplasma’. In discussione è il passaggio semantico: è corrente l’idea che nella Repubblica Serenissima ci fosse una figura autorizzata dalla repubblica e pagata dai creditori che aveva il compito di tormentare il debitore, anche pubblicamente: vestita di rosso (c’è anche questo preciso particolare), seguiva ovunque il debitore e gli ripeteva, ad alta voce, questo discorsetto: «Me meravegio de Ela, sior, che ‘l dovaria saver come qualmente i debiti i gà da esare pagadi!». Il debitore, aggiunge qualcuno. non poteva assolutamente reagire alla pittima, pena prigione ed ignominia.

Peccato che di questo istituto giuridico non ci sia alcuna traccia nelle storie della Repubblica Serenissima. La spiegazione, per quanto colorita e particolareggiata, è solo una fantasiosa invenzione. In realtà, quello che si è verificato è lo stesso passaggio che ha subito impiastro, che è passato anch’esso a indicare una persona seccante.

comissoQualcosa di analogo accade per ombra, nel senso di ‘bicchiere di vino’. È una voce prettamente veneta, che però si sta estendendo anche fuori dal Veneto, per es. a Milano e Fidenza, dove ci sono enoteche che si chiamano “n’ombra de vin”.  Sull’etimologia della parola si è sbizzarrita la fantasia dei parlanti, che hanno proposto soluzioni più o meno verosimili. Ne narra alcune Giovanni (non Giuseppe) Comisso, secondo quanto riporta, nel suo blog, Vincenzo Reda:

Un esempio di ebra incertezza è dato dal volere spiegare l’origine della parola ombra che nel Veneto viene usata quando si vuole chiedere un bicchiere di vino. Qualcuno dice che siccome le osterie un tempo erano frequentate in grande parte da pittori qualcuno di questi ebbe l’ispirazione di sostituire l’idea oggettiva formata dal bicchiere con quella pittorica dell’ombra che il vino determina sulla tavola, quando si riempie il bicchiere.
Altri dicono che il chiamare ombra un bicchiere di vino fu per un eufemismo in una epoca in cui si giudicava volgare bere vino.
Infine qualche altro vuole spiegare questa espressione come per indicare l’effetto che un bicchiere di vino può dare a un cervello, cioè un poco di ombra sulle idee chiare talvolta tristi e dolorose. Ma siccome la filologia può anche servire a spiegare la storia dei popoli si dice che l’essere venuti a chiamare ombra un bicchiere di vino nel Veneto è stato determinato da un avvenimento storico. Nel secolo passato i vini veneti erano generalmente bianchi e leggeri e se venivano lasciati in un bicchiere rotondo retto da un gambo più o meno snello sotto non davano ombra.
Questa ombra apparve nella seconda metà dell’Ottocento quando anche i vigneti veneti subirono il flagello delle malattie che avevano invaso l’Europa e s’importarono specialmente dalle vigne delle Puglie vini rossi e densi i quali a differenza degli altri davano ombra sul tavolo.
Fu questo il tempo in cui per chiedere un bicchiere di vino in una qualsiasi osteria del Veneto si cominciò a dire: «Mi dia un’ombra».

scarpaA sua volta, Tiziano Scarpa, a p. 55 del suo Venezia è un pesce: una guida (Milano, Feltrinelli, 2000), riferisce altre ipotesi:

Non è chiaro da dove derivi il «termine tecnico» ombra: ed è giusto così, anche la sua etimologia deve rimanere umbratile. Banalmente, ombra potrebbe definire la trasparenza velata del vino. Ma è più probabile che si rifaccia alle mescite all’aperto d’estate, all’ombra dei campanili, dove ci si riparava dalla calura bevendo un bicchiere di vino fresco. «Andiamo a prendere un’ombra» era una specie di strizzata d’occhio, sottintendeva: «andiamo nel posto dove si beve».

Piazza-San-MarcoTra le ipotesi riportate, manca però una delle più diffuse (la troviamo, ad esempio, in Venipedia), che chiama comunque in causa le mescite all’aperto: in piazza San Marco ci sarebbero state delle osterie, i cui tavoli all’aperto venivano spostati seguendo l’ombra del campanile (oppure, secondo una variante, ad essere spostate erano le bancarelle che vendevano vino e avevano la necessità di mantenerlo fresco; o ancora, secondo un’altra tradizione, a spostarsi seguendo l’ombra erano gli avventori). Ma ci sono testimonianze di questa abitudine? No, neanche l’ombra, potremmo dire con un facile gioco di parole: non esiste nessuna documentazione di questa usanza.

Ombra_de_vinPer spiegare ombra bisogna ricorrere a una base più semplice, magari più banale, scevra di svolazzi aneddotici, come è indicato sinteticamente in Manlio Cortelazzo e Carla Marcato nel Dizionario etimologico dei dialetti italiani, Torino, UTET Libreria, 2005: un’ombra de vin significa “una piccola quantità di vino”, di solito, possiamo aggiungere,  quella che sta in un bicchiere da un ottavo o un decimo di litro. Il passaggio semantico è lo stesso che troviamo nelle ricette, quando è scritto «aggiungere po’ di burro e un’ombra di sale e pepe», oppure «fate asciugare in padella con un’ombra di burro».

lingua_nostraSe ne era occupato più ampiamente Gianfranco Folena in un articolo nel «Giorno» del 1 aprile 1973, ora ripubblicato in Gianfranco Folena, Lingua nostra, a cura di Ivano Paccagnella, Roma, Carocci, 2015. Scrive Folena:

Mi pare probabile che ombra in questo senso sia derivato dal comune «ombra» (…) usato come tante altre parole soprattutto in espressioni negative per designare una quantità minima di solito astratta (neppur l’ombra del dubbio, senza ombra di malizia, e così nei dialetti: veneto «gnanca l’ombra», lombardo «nanch per ombra» ecc.) ma anche concreta (un’ombra di caffè). Analogo è l’uso di «idea» (neanche per idea, un’idea di zucchero). Infatti la misura canonica dell’«ombra» doveva essere in origine minima, un decilitro di vino o poco più…

L’etimologia del veneto ombra ‘bicchiere di vino’ultima modifica: 2016-05-16T21:41:07+00:00da cortmic
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