La riforma del lavoro scritta in burocratese o in politichese?

Giuseppe Patota, professore di Linguistica italiana all’Università di Siena e, tra l’altro, patota_mini.jpgautore di numerosi volumi divulgativi sulla lingua italiana, si è occupato delle scelte linguistiche della ministra Fornero, quella che proponeva di mettere sul tavolo della trattativa una paccata di miliardi. Più recenemente ha scritto un commento sulla (scarsa) qualità linguistica del documento sulla riforma del lavoro pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali.

Non stupisce troppo che sia scritto in un cattivo italiano un documento prodotto da un Ministero retto da una economista, nel cui staff stanno molti economisti (categoria che sta facendo molto per gettare in un baratro anche la lingua italiana).

Ma cosa dice Patota a proposito del documento gioiosamente sbandierato dalla ministra Fornero?

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Patota si sofferma su alcune espressioni del documento: “La riforma si propone di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, ripristinando al contempo la coerenza tra flessibilità del lavoro e istituti assicurativi”; “
/* Style Definitions */ table.MsoNormalTable{mso-style-name:”Tabella normale”;mso-tstyle-rowband-size:0;mso-tstyle-colband-size:0;mso-style-noshow:yes;mso-style-priority:99;mso-style-qformat:yes;mso-style-parent:””;mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;mso-para-margin:0cm;mso-para-margin-bottom:.0001pt;mso-para-margin-top:.4gd;mso-para-margin-right:0cm;mso-para-margin-bottom:0cm;mso-para-margin-left:0cm;mso-para-margin-bottom:.0001pt;text-indent:-17.85pt;mso-pagination:widow-orphan;font-size:11.0pt;font-family:”Times New Roman”,”serif”;mso-ascii-font-family:”Times New Roman”;mso-ascii-theme-font:minor-latin;mso-fareast-font-family:”Times New Roman”;mso-fareast-theme-font:minor-fareast;mso-hansi-font-family:”Times New Roman”;mso-hansi-theme-font:minor-latin;mso-bidi-font-family:”Times New Roman”;mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}Gli interventi prefigurati si propongono di 1. ridistribuire più equamente le tutele dell’impiego, riconducendo nell’alveo di usi propri i margini di flessibilità progressivamente introdotti negli ultimi vent’anni e adeguando la disciplina del licenziamento individuale per alcuni specifici motivi oggettivi alle esigenze dettate dal mutato contesto di riferimento; 2. rendere più efficiente, coerente ed equo l’assetto degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive a contorno; 3. rendere premiante l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili; 4. contrastare usi elusivi di obblighi contributivi e fiscali degli istituti contrattuali esistenti”; “Tra le parti esiste una forte e inscindibile connessione sistemica, che sostiene la necessità della condivisione e dell’approvazione della riforma nel suo complesso. L’efficacia della loro attuazione richiederà un impegno per accrescere l’efficacia e l’efficienza di tutte le strutture oggi preposte, a livello regionale e nazionale, a questi profili del mercato del lavoro. Questo è l’auspicio che il Governo pone nel presentare la riforma nell’interesse complessivo del Paese” (in colore le parole sottolineate da Patota).

Conclusione: dopo aver richiamato le parole messe in bocca da Manzoni a Renzo a proposito del latinorum di Don Abbondio, Patota sbotta: “non ho potuto fare a meno d’immaginare un Renzo metalmeccanico che, imbattutosi nella connessione sistemica, dica a qualche ministro (o ministra): «Si piglia gioco di me? Che vuol ch’io faccia del suo burocratese?»“.

Che sia per questo che il consenso per l’esecutivo cala al 44%?

Battute a parte, su un punto non concordo con Patota. Secondo me, l’italiano del documento sulla riforma del lavoro non è burocratese, come pure ci si aspetterebbe da un governo tecnico, è puro politichese; è cioè il registro consono a un governo che è molto più politico di quanto voglia far credere.

Aggiungo un’osservazione: nella pagina web di ingresso al dossier e nel comunicato stampa le espressioni notate da Patota scompaiono. Almeno i comunicatori del Governo e della Ministra qualche nozione di semplicità e chiarezza linguistica ce l’hanno. Ma non fino in fondo: permangono, nel comunicato stampa, gli “usi elusivi di obblighi contributivi e fiscali”, espressione vaga e pure cacofonica che lo staff della Ministra poteva proprio risparmiarsi!

La riforma del lavoro scritta in burocratese o in politichese?ultima modifica: 2012-03-25T18:17:00+00:00da cortmic
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