In memoria del guitto Marco

prQuasi agli inizi della mia attività di ricerca ho pubblicato un ritratto linguistico di Marco Pannella (o, più precisamente, come appariva negli elenchi dei candidati alle elezioni, Giacinto Pannella, detto Marco). Si tratta di Il guitto Marco. Appunti per un ritratto linguistico di Pannella, «Belfagor» XXV, 1980, 711-720 (ora anche in I sentieri della lingua. Saggi sugli usi dell’italiano tra passato e presente, Padova, Esedra, 2012, pp. 141-150).

Nel 2008 Pannella volle conoscermi in occasione di un convegno sull’archivio di «Radio radicale». Il bello è che lui si ricordava benissimo i contenuti del mio articolo, e mi disse su cosa concordava (quasi tutto, per fortuna) e su cosa no. Io  non sono stato in grado di interloquire, se non con frasi di circostanza: a differenza di Pannella, mi ricordavo solo delle linee generali di quell’articolo di ventotto anni prima.

pannella2In quell’articolo avevo notato alcune caratteristiche del lessico di Pannella, che forzava arditamente i tratti lessicali e semantici delle parole usate: per es. assassinare, verbo non durativo, abbinato a un’espressione di tempo (per quarantacinque giorni) che presupponeva una duratività dell’azione, in «da quando avete, da quando abbiamo votato, l’ultima volta … hanno assassinato per cinquantacinque giorni Aldo Moro»; abrogare riferito a un referente animato, sia pure in un passo poco perspicuo («non solo i poliziotti assassinati, grazie a quella legge Reale che assassina con l’illegabilità (sic) di polizia l’innocente, lo scippatore, il cittadino distratto, ma anche coloro che hanno abrogato») e poi in un inusuale participio passato sostantivato («affinché voi possiate dare a voi stessi, ai nipoti o ai nonni, agli handicappati e agli abrogati un giorno diverso, un giorno un po’ più lungo di speranza nella ragione, nella non violenza e nella verità»).

parlamentoPannella e i radicali attuavano spesso, anche, un allargamento polemico dell’ambito d’uso di parole anche tecniche, come ostruzionismo, e lo facevano anche come strumento per ribaltare le accuse:  («l’ostruzionismo è contro l’ostruzionismo, che noi ci siamo mossi contro l’ostruzionismo per il quale, per vent’anni, non si mandano in Parlamento delle leggi; per il quale la riforma della P.S. era da sei anni bloccata. L’ostruzionismo nei corridoi, questo è il vero ostruzionismo di regime»), o con l’utilizzo di segnali lessicali tipici dei radicali come regime («Tutti d’accordo, comunisti, socialisti, attraverso le sceneggiate. Sul divorzio sei stato d’accordo con il regime», contraddittorio con Almirante) o ammucchiata («questi partiti delle varie ammucchiate, comunque si suddividano», intervista al Tg2).

pannella3Così come frequentemente operavano un mutamento del referente: nelle elezioni regionali del 1980 la posizione dei radicali, centrata sull’invito all’astensione o all’annullamento del voto, voto nullo, nullità del voto e al loro contrario voto valido, voto efficace («Ed ecco che questo partito chiede un voto – gli altri diranno nullo, noi diciamo l’unico che conta, contro la nullità dei voti tradizionali … Ebbene, io son sicuro che se questa volta noi, delle schede non nulle – son nulle, collega Magnani, le altre schede, quelle per abitudine, che daranno solo qualche voto in più agli uni o agli altri … Quindi la mia risposta è questa: io mi auguro profondissimamente che questo voto efficace, il voto bianco, il voto cosiddetto nullo, l’astensione, sia grande, perché aiuta tutti i partiti, tutti! »). In questi casi, Pannella si dimostra maestro del paradosso, che permette di rappresentare una sorta di mondo (istituzionale) alla rovescia.

11PANNELLA11PANNELLAAncora, avevo notato l’innesto di parole della sfera sentimentale o morale in sequenze di termini politici (con la formazione di unità come governare i sentimenti, i dieci referendum della speranza, anche come applicazione del principio che il «privato è politico»). E ancora, l’uso di parole politiche appartenenti a diversi filoni politici, come delazione, parola allora tipica di «Autonomia operaia», triplice come designazione, originariamente tipica della destra, della federazione sindacale cgil-cisl-uil, oppure democratico di classe unifica la tradizione liberal-democratica con quella marxista, alternativa rinvia soprattutto alla linea di almeno una parte del Partito socialista, difesa della vita richiama slogan cattolici, denominazioni che si susseguono nello stesso contesto («Abbiamo da lottare sul fronte democratico di classe, dell’alternativa e della difesa della vita»).

Questo quadro di deformazioni lessicali non è gratuito, ma risponde a precise motivazioni di rappresentazione di una forza politica che, negli anni Settanta, era l’unica a rompere la monotona continuità degli schieramenti politici che durava pressoché inalterata dal secondo dopoguerra. Le motivazioni possono essere così riassunte:

1. la volontà dpannella-boninoi differenziarsi sotto ogni aspetto dalla tradizione comune a tutti gli altri partiti e il desiderio di sottolineare a tutti i costi, anche sul piano linguistico, la alterità del Partito radicale;
2. la volontà di caratterizzare la propaganda radicale attraverso l’uso di alcune parole-chiave che possano considerarsi per così dire proprietà privata dei radicali, che potevano avere il diritto di modificarne anche la grammatica: è il caso di abrogare, parola sconosciuta al grande pubblico prima del referendum sul divorzio (così nelle elezioni politiche del 1976 i radicali diffusero lo slogan «abroghiamo la Dc»; in molti altri testi usavano in senso non tecnico il verbo: «si è fatto di tutto per abrogarci», «questo tentativo di abrogarci, di cancellarci da questa campagna elettorale»);
3. la volontà di offrire una visione e un’interpretazione dei temi politici che siano alternative, già nella loro forma linguistica, rispetto a quelle di tutti gli altri partiti;
4. la necessità di un partito che punta programmaticamente ad un uditorio vasto e composito, di richiamare l’attenzione dei propri possibili sostenitori con segni lessicali di matrice diversa, già noti, con una distribuzione differenziata, a ognuno di loro.

È stato uno studio preliminare, e per questo limitato, che poi non ha avuto né continuazioni né continuatori. Ma se non sono proseguiti gli studi, è proseguita la torrentizia attività oratoria di Marco Pannella, fino a poche settimane fa. Mi auguro che qualcuno abbia la forza di analizzare le caratteristiche linguistiche e retoriche del più originale oratore politico dell’Italia repubblicana.

In memoria del guitto Marcoultima modifica: 2016-05-19T23:39:33+00:00da cortmic
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