Il cleaning della prefetta

basiloneSono grato a Paola Basilone, prefetta di Roma, per la dichiarazione sull’operazione di polizia con la quale è stata sgomberata qualche giorno fa piazza Indipendenza a Roma, dove bivaccavano i rifugiati eritrei che fino al precedente sgombero occupavano abusivamente un edificio in quella piazza: «si è trattato di un’operazione di cleaning, di riportare l’ordine a piazza Indipendenza, di ristabilire le regole. Altrimenti, mi chiedo, quale sarebbe il mio compito?».

carezzaNon entro nel merito di questa operazione, che ha diviso l’opinione pubblica, tra chi, come la prefetta, la giudica doverosa e ben riuscita, e chi, invece, condivide il giudizio del segretario di stato vaticano, cardinale Pietro Parolin «Quelle immagini non possono che provocare sconcerto e dolore, soprattutto dalla violenza che si è manifestata. E la violenza non è accettabile da nessuna parte». Però, proprio l’affrontarsi, anche vivace, di pareri contrapposti è il segnale che l’operazione ha prodotto divisioni nell’opinione pubblica.

Questa è una premessa fondamentale per il discorso che voglio fare qui e che riguarda la funzione dei forestierismi nel linguaggio pubblico odierno. Sono grato alla prefetta Basilone perché ha fornito un’altra prova della fondatezza di un’opinione che ripeto da tempo, e cioè che il ricorso a forestierismi è la nuova frontiera con cui i rappresentanti del potere politico cercano di offuscare o mascherare il significato delle nozioni comunicate.

italiano_politicaPermettetemi di autocitarmi, dal volumetto Il linguaggio politico, uscito nella collana promossa dall’Editoriale L’Espresso in collaborazione con l’Accademia della Crusca nel 2016: «Infine, una funzione manipolativa può avere l’uso di eufemismi che nascondono o offuscano il significato: si pensi a interruzione volontaria della gravidanza per aborto, oppure scioglimento del matrimonio per divorzio. Nei tempi più recenti questa funzione è stata assunta più volte dai forestierismi, come nel caso di stepchild adoption per ‘adozione del figlio del partner’». E più avanti: «alle tradizionali perifrasi (esemplare la denominazione contratto a tutele crescenti per indicare la tutela dei lavoratori licenziati illegittimamente basata su un risarcimento crescente in ragione dell’anzianità di servizio in azienda), si aggiunge la sempre più frequente abitudine di dare un nome (non ufficiale) inglese ai provvedimenti legislativi o programmatici, o a parte di essi, specialmente quando si tratta di provvedimenti o istituti discussi: è il caso di jobs act, stepchild adoption, voluntary disclosure, foia (Freedom of Information Act), o anche del più vecchio spending review».

fumogeniOra si è fatto un passo in avanti nella direzione appena descritta. La strategia di mascheramento realizzata attraverso l’uso di forestierismi è fatta propria anche dagli alti funzionari dello Stato, come la prefetta di Roma. L’azione di forza della polizia di Roma, che ha usato, come la legge consente, idranti, manganelli, cariche, è stata edulcorata grazie all’utilizzo dell’anglicismo cleaning, che in questo contesto ha il carattere di un vero e proprio fumogeno linguistico.

manganellata_testicoliGià il corrispettivo italiano, pulizia, sarebbe stato un eufemismo. Pulizia, però, crea associazioni indesiderate: sul piano fonetico istituisce un’assonanza con polizia (in sé, comunque, non particolarmente grave); sul piano semantico si crea un’eco, ben più grave e insidiosa, con la pulizia etnica, diventata tragicamente famosa durante le guerre nei Balcani. Ma c’è di più:  cleaning è un eufemismo doppio: lo è dal punto di vista semantico, perché fa riferimento al concetto quanto meno neutro del ‘pulire’ e lascia indefinite le modalità con cui si è attuata l’operazione, e da quello del serbatoio lessicale di provenienza, che è un serbatoio estraneo alla lingua nella quale è gestito tutto il resto del discorso.

Il cleaning della prefettaultima modifica: 2017-08-27T13:38:57+00:00da cortmic
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