Un reperto archeologico in rete

Reperti archeologigi 1.JPGNo, non mi riferisco a reperti come quelli rappresentati nell’immagine  qui a fianco. Mi riferisco al sito www.etimo.it che, con il titolo Dizionario etimologico on line, pubblica i materiali del Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani. È un vocabolario vecchio, uscito nel 1907 in due volumi (e un volume di aggiunte è uscito nel 1926). È vecchio non tanto per la data di pubblicazione, quanto per il fatto che non tiene conto neppure degli sviluppi metodologici che la ricerca etimologica aveva avuto in ambito scientifico tra fine Ottocento e inizi Novecento.

 


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Il curatore del sito www.etimo.it ha una visione più ottimistica: «dopo quasi cent’anni dalla sua comparsa, non si può negare che i segni dell’età si facciano vedere; ma sono pochi i dizionari etimologici che possano stargli alla pari per gradevolezza alla lettura, per ricchezza di suggestioni e per i richiami ad altre lingue». Ma in un vocabolario etimologico l’esattezza dei dati viene prima o dopo della pur importante gradevolezza alla lettura? Ancora più ottimista Lucia books.jpgRizzi, autrice del volume Fate i bravi! Dalla tata piu famosa d’Italia, regole e consigli per diventare genitori sereni di figli felici (Rizzoli 2010): «se consultiamo lo storico e tuttora attuale Vocabolario etimologico della lingua italiana di Ottorino Pianigiani, ecco che cosa troviamo alla fatidica parola “adolescente”».

Certamente l’etimologia di adolescente offerta dal vocabolario di Pianigiani è esatta, così come esatte sono moltissime etimologie “facili” (per es. tutte le parole italiane che continuano direttamente delle parole latine). Ma appena si passa a parole dall’etimologia più complessa, allora sono guai. Facciamo qualche esempio. Partiamo da monello.

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In realtà la povera monedula non c’entra nulla. Come ha dimostrato Gianfranco Folena, monello è in origine una voce gergale, «occultamento del pronome personale io. Si tratta, quindi, di una parola risalita dal chiuso mondo dei gerganti al linguaggio comune con un passaggio simile, seppure ancor più complesso, di birichino ‘delinquente (minorile)’ > ‘piccolo furfante’ > ‘ragazzino vivace ed alquanto impertinente’» (DELI).

Simile è il caso di facchino:

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Ora sappiamo, grazie all’intuizione e alla ricerca di Giovan Battista Pellegrini, che facchino è un arabismo. La base è l’arabo faqih, che ha fatto un lungo viaggio semantico: inizialmente significava ‘giureconsulto, teologo’, poi ‘legale chiamato a dirimere questioni relative alla dogana’ e quindi ‘funzionario di dogana’, per poi scendere a indicare il ‘portatore di pesi’ quando, nei secc. XIV-XV, in seguito alla grave crisi economica del mondo arabo-islamico, i funzionari di dogana si dovettero ridurre al piccolo commercio di stoffe, che essi stessi trasportavano di piazza in piazza sulle proprie spalle.

Quanto meno superata è anche l’etimologia proposta da Pianigiani per carestia:

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In realtà, carestia è una di quelle parole per le quali, dal punto di vista etimologico, non abbiamo ancora certezze; ma l’origine potrebbe stare non tanto nel latino *carestus, part. di carere ‘mancare’, come propone dubitativamente Angelico Prati (consonante, in sostanza, con Pianigiani), quanto nel greco acharistía ‘ingratitudine’, con riferimento alla terra che non dà i prodotti promessi o, con un passaggio semantico complicato (anche in questo caso legato al mutamento delle condizioni sociali del Levante), da charistíkion (il beneficio di terre concesse a chi si impegnava al servizio militare e, dal X sec., i terreni ceduti ai monasteri), dal quale può essere der. *charisteía ‘prebenda’. Ma insomma, la situazione è molto più complessa di quanto appariva dalle sicure asserzioni di Pianigiani.

Vediamo, infine, salvacondotto:

00salvacondotto.jpg

Qui si trascura il fatto, per nulla irrilevante sul piano storico, che salvacondotto è un francesismo: si tratta di un perfetto calco sul francese sauf-conduit (in Francia attestato dal 1160 circa.), composto proprio di sauf ‘salvo’ e conduit ‘condotto’.

Naturalmente, gli esempi si potrebbero moltiplicare. Insomma, il Vocabolario di Ottorino Pianigiani è tutt’altro che valido ancora oggi. Ora, non c’è nulla di male a mettere a disposizione in rete, anche sotto forma di data base, libri del passato. Una delle risorse più potenti per gli studiosi di area umanistica (e non solo, credo) messa insieme negli ultimi anni è l’enorme biblioteca costituita da Google Books. Ma se io cerco lì un libro del 1907, so che faccio una ricerca storica e che non posso prendere quel libro come un libro aggiornato e oggi automaticamente attendibile. Seesplodenti.jpg un artificiere cercasse di disinnescare una bomba portanto con sé, come guida, il manuale Esplodenti e modo di fabbricarli di Rodolfo Molina (Manuale Hoepli del 1907), scapperei a gambe levate. Per lo stesso motivo, perché dovrei fidarmi ciecamente di un vocabolario etimologico, anche fosse brillante e godibile, del 1907?

Ma questo, invece, è il guaio creato, al di là della volontà del suo creatore, da www.etimo.it. Il navigatore di bocca buona, che non sa niente della storia dell’etimologia e non sa valutare le fonti, prende per buono un Dizionario etimologico on line, pensando, magari, che sia il non plus ultra della ricerca attuale. Allora copia le etimologie, spesso superatissime, del povero Pianigiani e diffonde una storia del tutto fantasiosa e oggettivamente falsa delle parole della nostra lingua.

Un reperto archeologico in reteultima modifica: 2013-01-09T09:48:00+01:00da cortmic
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