I verbali di polizia giudiziaria

verbale2Anche sui verbali scritti dai carabinieri (ma lo stesso potrebbe valere per la polizia di stato, la polizia locale, la guardia di finanza e via dicendo per le mille polizie del nostro Paese) sono cresciute barzellette, leggende o anche verità. «Libero», al quale riesco a rinviare solo in via indiretta, ha pubblicato una serie di dichiarazioni, veramente demenziali, che sarebbero tratte da verbali di polizia giudiziaria. Tanto per offrirne un assaggio: «I due venivano alle mani coi piedi», oppure «Mi accorsi subito che il cadavere del morto era deceduto».

Più seriamente, diversi osservatori della vita pubblica italiana hanno riportato, e commentato, verbali, reali o costruiti ad hoc, di polizia giudiziaria. Li riporto qui di seguito.

calvinoItalo Calvino, L’Antilingua, «Il Giorno»,  3 febbraio 1965.

Il brigadiere è davanti alla macchina da scrivere. L’interrogato, seduto davanti a lui, risponde alle domande un po’ balbettando, ma attento a dire tutto quel che ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo.

«Stamattina presto andavo in cantina ad accendere la stufa e ho trovato tutti quei fiaschi di vino dietro la cassa del carbone. Ne ho preso uno per bermelo a cena. Non ne sapevo niente che la bottiglieria di sopra era stata scassinata».

Impassibile, il brigadiere batte veloce sui tasti la sua fedele trascrizione:

«Il sottoscritto essendosi recato nelle prime ore antimeridiane nei locali dello scantinato per eseguire l’avviamento dell’impianto termico, dichiara d’essere casualmente incorso nel rinvenimento di un quantitativo di prodotti vinicoli, situati in posizione retrostante al recipiente adibito al contenimento del combustibile, e di aver effettuato l’asportazione di uno dei detti articoli nell’intento di consumarlo durante il pasto pomeridiano, non essendo a conoscenza dell’avvenuta effrazione dell’esercizio soprastante».

Serena-VitaleSerena Vitale, L’imperfetto del carabiniere, «Il Sole 24 ore», 27 gennaio 2008, p. 35

 In fondo ai cassetti, liete epifanie. Ho ritrovato il verbale di un furto che subii nel 2000:

«Alle ore 3.43 circa del 16 dicembre la signora V.S. tornava nella propria abitazione dopo aver giocato in quella dello scrittore G. Pontigia e trovava la porta d’ingresso socchiusa. Dallo spiraglio scorgeva uno sconosciuto che teneva in braccio il gatto di nome Dante. Tornava di corsa in strada e chiamava con il cellulare i Carabinieri che prontamente accorsi in numero di quattro trovavano la signora in stato di forte agitazione emotiva, moralmente soccorsa da due passanti, e subito si recavano nella sua casa, da dove i malviventi erano già fuggiti, probabilmente attraverso il terrazzo del palazzo sovrastante il suddetto. I Carabinieri constatavano la sottrazione di gioielli e indumenti di pelle animale. Nel mentre giungevano due amici della signora V.S., rientrata nell’appartamento in stato di soqquadro, ma sul portone i due uomini venivano scambiati per i colpevoli del furto e trattenuti per accertamenti. Dopo 70 minuti circa la signora V.S., convocata nella Stazione di via …, li riconosceva per persone a lei note e scoppiava in lacrime attinta da una crisi isterica …».

Ho rivisto, rivissuto tutto: lo sgangherato e ridanciano poker, tra montagne di libri, a casa di Peppo Pontiggia (con due g), il troppo affabile e poco astuto gatto D’Anthès, i miei più cari amici accorsi in piena notte, scarmigliati e senza documenti, presi per ladri… E la pedante maestrina sempre vigile in me non è riuscita a trattenersi: alle 23.48 circa del 30 dicembre ho telefonato a un collega, anch’egli nottambulo. Gli ho chiesto lumi sull’uso dell’imperfetto («constatavano, si recavano, giungevano») nella verbalizzazione dei reati, dal furto all’omicidio: «… E mentre stava per portarsi al piano superiore si ricordava della presenza della taverna/cantina e vedendo la porta della stessa chiusa cercava di aprirla. Riferiva di aver impugnato il pomello della porta…» (i fatti di Garlasco).

gianrico_carofiglioGianrico Carofiglio, Con parole precise. Breviario di scrittura civile, Roma-Bari, Laterza, 2015, pp. 126-127.

Vediamo dunque alcuni esempi, molto simili a quello di Calvino ma, a differenza di quello di Calvino, tratti dal mondo reale delle indagini e dei processi.
Nel primo si tratta dell’audizione di un testimone sentito dalla polizia giudiziaria in un’indagine per omicidio. Ecco un breve stralcio del relativo verbale:

Alle ore 17.30 mi portavo presso l’esercizio commerciale denominato Bar dello Sport per incontrare alcuni amici. Ero intento a sorbire un caffè, allorquando percepivo l’esplosione di tre o quattro colpi d’arma da fuoco in rapida successione, provenienti dal salone di barberia sito nelle immediate adiacenze del suddetto bar.

È un testo esemplare, perché contiene la maggior parte dei difetti e degli errori che stiamo esaminando in questo capitolo. È infatti ragionevole ipotizzare che il teste non abbia usato espressioni come: mi portavo presso l’esercizio commerciale; ero intento a sorbire un caffè; allorquando; percepivo; salone di barberia; immediate adiacenze.
Più probabile, invece, che abbia detto qualcosa del genere:

Verso le cinque e mezza sono arrivato al bar dello sport per incontrare degli amici. Stavo bevendo il caffè quando ho sentito dei botti che venivano dal negozio del barbiere che è proprio vicino al bar.

Come il notaio Luca Antonio, l’ufficiale verbalizzante si è sentito in dovere di trasformare la lingua comune della persona interrogata, facendola corrispondere alla sua idea di adeguatezza formale.

michele_cortelazzoMichele A. Cortelazzo, L’italiano improbabile che esiste soltanto per le forze dell’ordine, «Il Piccolo», 23 settembre 2015, p. 47.

Da qualche tempo gira nei social network l’immagine di un verbale relativo alla scomparsa di un ragazzo straniero che si trovava in una struttura di prima accoglienza. Lo riporto integralmente, cancellando i dati personali:

«Il giorno … alle ore …, in …. presso gli uffici di STAZ.CC …, avanti al sottoscritto Appuntato scelto … appartenente al Comando sopra citato è presente la persona in oggetto indicata, la quale denuncia sotto la sua totale responsabilità penale e civile quanto segue:
Premetto di essere Operatore Socio Sanitario della struttura temporanea di prima accoglienza denominata “…” sita in … alla via … La stessa struttura ha preso in carico dal mese di … nr. … minori stranieri non accompagnati di sesso maschile di nazionalità … Ieri … alle ore … durante il mio turno lavorativo mi accorgevo che uno dei minori ospiti nella presente struttura si allontanava arbitrariamente. Il minore scomparso si identifica in …, nato in …, il … Non sono in grado di riferire gli abiti che indossava al momento della scomparsa. Il … non soffre di alcuna patologia congenite di alcun genere. Consegno a questi Uffici copia fotostatica relativo al soggetto scomparso riportante i propri dati personali.
Posso fornire le seguenti informazioni circa la persona coinvolta: …. nato in …. il …., collocato momentaneamente in …. alla via …, è stato vittima della scomparsa alle ore …. del …. Posso fornire i seguenti dettagli: peso (Kg.70), statura di circa cm180, motivazione scomparsa: allontanamento volontario, corporatura: magra, capelli: neri corti, occhi: castani, carnagione: nera, fronte: media, sopracciglia: medie, naso: medio, orecchie: medie, bocca: normale, nessun segno particolare. Non ho richiesto l’intervento di alcuna pattuglia delle forze dell’Ordine».

Possiamo ripetere, a proposito di questo verbale, l’esercizio fatto, naturalmente con maestria incomparabilmente superiore, da Italo Calvino in un notissimo articolo di cinquant’anni fa. Cosa avrà detto, più o meno, il denunciante parlando con l’appuntato scelto? Qualcosa del genere:

«Lavoro nella struttura temporanea di prima accoglienza che si trova qui vicino. Devo denunciare la scomparsa di un ragazzo che era da noi. Si chiama così e così. Se ne è andato via senza che ce ne accorgessimo, non abbiamo neanche idea di come fosse vestito. No, non era malato. Se abbiamo chiamato polizia o carabinieri? No, sono venuto io qui da voi per fare la denuncia».

Ritorniamo a Italo Calvino, Questo è il suo commento, scritto cinquant’anni fa, ma validissimo anche oggi: «ogni giorno, soprattutto da cent’anni a questa parte, per un processo ormai automatico, centinaia di migliaia di nostri concittadini traducono mentalmente con la velocità di macchine elettroniche la lingua italiana in un’antilingua inesistente. Avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali scrivono parlano pensano nell’antilingua.
Caratteristica principale dell’antilingua è quella che definirei il “terrore semantico”, cioè la fuga di fronte a ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato, come se “fiasco” “stufa” “carbone” fossero parole oscene, come se “andare” “trovare” “sapere” indicassero azioni turpi. Nell’antilingua i significati sono costantemente allontanati, relegati in fondo a una prospettiva di vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o vogliono dire qualcosa di vago e sfuggente».

verbale2Più specifico sulla questione dei verbali il pensiero di Gianrico Carofiglio, secondo il quale la questione fondamentale sta «nell’esigenza che il verbale svolga il suo compito: riprodurre, anche in forma sintetica ma senza manipolazioni, il contenuto e il senso dell’atto verbalizzato. In questa prospettiva è evidente che bisognerebbe riportare le parole usate dalla persona interrogata, eventualmente sintetizzandole, ma mai traducendole nella lingua di chi interroga o, più in generale, della burocrazia».

pansa-del_settePer questo, nel mio articolo sul «Piccolo», ho chiamato direttamente in causa il prefetto Alessandro Pansa, capo della polizia e il generale Tullio Del Sette, comandante generale dell’arma dei carabinieri. Dpo cinquant’anni di critiche, dovrebbero studiare forme di verbalizzazione più corrispondenti alla realtà delle narrazioni dei denuncianti e più efficaci come fonti di informazione.

Per quello che mi riguarda, ho provato a riscrivere in maniera più semplice, diciamo in maniera umana, il verbale del minorenne «vittima di scomparsa». Fare quello che è stato ben illustrato da Gianrico Carofiglio, è possibile:

Data e luogo di redazione del verbale: 1 luglio 2015, ore 17,30, nella Stazione dei Carabinieri di Arboreto (UR)
Verbalizzante: Appuntato scelto Cosimo Pioppi, appartenente al Comando dei Carabinieri di Urbopoli
Denunciante: Aristide Magnolia, nato a Urbopoli il 30 agosto 1952, operatore socio-sanitario nella Struttura temporanea di prima accoglienza “Dedalus”, via Saturno 15, Arboreto
Aristide Magnolia, sotto la sua responsabilità penale e civile, denuncia la scomparsa di  Daud Erez, maschio, nato a Damasco, il 30 aprile 2003, quindi minorenne e fornisce le seguenti precisazioni:
«Daud Erez fa parte di un gruppo minorenni siriani, non accompagnati, tutti di sesso maschile, ospitati dalla Struttura temporanea di prima accoglienza “Dedalus” dal maggio 2015. Ieri (30 giugno 2015), alle 17.30, mi sono accorto che Daud Erez si era allontanato senza autorizzazione. Ho tutti gli elementi per ritenere che si tratti di allontanamento volontario. Non ho chiamato le forze dell’ordine.
Fornisco i dati di cui sono a conoscenza relativi alla persona scomparsa.  Peso: 70 kg; statura 180 cm; corporatura: magra; capelli: neri corti; occhi: castani; carnagione: nera; fronte: media; sopracciglia: medie; naso: medio; orecchie: medie; bocca: normale. Non ha nessun segno particolare.
Daud Erez non soffre di malattie congenite e al momento della scomparsa non aveva disturbi di alcun genere. Non sono in grado di dire come fosse vestito al momento della scomparsa».
Aristide Magnolia ha consegnato al carabiniere verbalizzante una fotocopia dei documenti redatti dalla Struttura temporanea di prima accoglienza al momento della presa in carico di Daud Erez. Il documento contiene i suoi dati personali.

I verbali di polizia giudiziariaultima modifica: 2015-09-27T20:17:37+00:00da cortmic
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