Trenitalia non cambia mai

Su Facebook ho visto riportato questo avviso:

trenitaliaaccompagnato dalla citazione di un’affermazione di Tullio De Mauro: «Le parole sono fatte, prima che per essere dette, per essere capite: proprio per questo, diceva un filosofo, gli dei ci hanno dato una lingua e due orecchie. Chi non si fa capire viola la libertà di parola dei suoi ascoltatori. È un maleducato, se parla in privato e da privato. È qualcosa di peggio se è un giornalista, un insegnante, un dipendente pubblico, un eletto dal popolo. Chi è al servizio di un pubblico ha il dovere costituzionale di farsi capire».

E seguito da questi commenti:

fbNon sarebbe una gran notizia. In questo blog ho discusso più volte delle incapacità linguistiche di Trenitalia. A colpirmi è stato il fatto che questo cartello è praticamente identico a uno che mi ero ricopiato nel 1995, diciannove anni fa:

«La clientela in partenza da stazione impresenziata o disabilitata, dal 1° marzo 1995, per non essere assoggettata al pagamento delle soprattasse previste dagli artt. 9 e 10 delle Condizioni e Tariffe Viaggiatori (£ 10.000 o £ 10.000 + 30.000), dovrà:
* preavvisare il personale di controlleria, al momento di salire in treno, nelle località in cui sia possibile acquistare il biglietto di viaggio;
* munirsi tassativamente di un biglietto nella stazione dotata di biglietteria automatica o servita da esercizi pubblici abilitati alla vendita dei biglietti ferroviari, anche se ubicati in ambito urbano. Tale biglietto – da preacquistare in ogni caso – potrà non corrispondere per tariffa, classe e/o chilometraggio a quello necessario per effettuare il viaggio.
N.B. Solo rispettando tali condizioni, fermo restando in entrambi i casi l’obbligo di preavvisare il personale di controlleria, l’emissione dei biglietti in treno sarà effettuata senza maggiorazione di prezzo».

cdtNe avevo scritto nel «Corriere del Ticino» del 20 maggio 1995. Ho notato i limiti sul piano lessicale: la «clientela» è tenuta a sapere cosa sia una stazione «impresenziata o disabilitata»? Oppure cosa sono gli «esercizi pubblici abilitati alla vendita dei biglietti ferroviari, anche se ubicati in ambito urbano» (perché, di solito si trovano in piena campagna?). Oppure ancora perché si usano degli astratti collettivi, come «clientela» o «(personale di) controlleria», invece dei più usuali e concreti «clienti» e «controllori»?

Ma anche l’organizzazione dell’informazione è mal strutturata, con punti poco chiari o inutilmente ridondanti: dire che il biglietto che si trova nei distribuitori automatici o negli esercizi pubblici è «da preacquistare in ogni caso» è qualcosa di diverso dal dire che bisogna «munirsi tassativamente di biglietto»? Oppure, in che senso il biglietto può anche non corrispondere (da vari punti di vista) a quello necessario per effettuare il viaggio?

libri-scrittura istituzionaleQuel cartello l’abbiamo usato, Federica Pellegrino e io, in più di un punto della nostra Guida all’italiano istituzionale (Roma-Bari, Laterza, 2003). Certo, mai avremmo creduto di ritrovarcelo di fronte, sia pure in una versione snellita, nel 2014.

Fa davvero specie notare che in vent’anni le Ferrovie dello Stato non solo non hanno superato i loro abissali deficit comunicativi, ma non hanno neppure rinunciato ai loro peggiori avvisi.

Trenitalia non cambia maiultima modifica: 2014-07-28T23:04:50+00:00da cortmic
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