Trapassato remoto

Nel «Post» è uscito qualche giorno fa (il 10 aprile 2016) un articolo di Leonardo Tondelli intitolato Il trapassato non trapassa, dedicato al trapassato remoto. Il punto di partenza è un articolo di Roberto Cotroneo, Il trapassato remoto che non usa più nessuno, introdotto così da Tondelli: «La scorsa settimana uno scrittore italiano su un giornale italiano ha scritto un pezzo sui bei tempi andati».

tondelli_postA dire il vero, l’articolo di Roberto Cotroneo è uscito due anni e qualche giorno fa (il 28 marzo 2014), ma possiamo anche sorvolare su questo particolare: cosa sono due anni di differenza quando ci si occupa del trapassato remoto?

Cotroneo sostiene che oggi non si usa più il trapassato remoto, senza che nessuno se ne lamenti. Sarebbe «sostituito da tempi verbali al passato che all’incirca rendono l’idea, senza troppe complicazioni». Aggiunge:

Ma in realtà il trapassato remoto è un modo di pensare la storia, ed è un modo di capire il tempo. Non è la stessa cosa dire: ebbi cantato piuttosto che cantai. Perché tra i due tempi c’è una linea di separazione. Un qualcosa di avvenuto e di concluso, una sistemazione del disordine della vita. Usare il trapassato remoto è un modo per archiviare davvero, ma non è un modo per dimenticare.

cotroneoTondelli reagisce con perplessità: «c’è sul serio una flessione nell’uso del trapassato remoto? Esistono studi al riguardo? Se qualcuno ne sa qualcosa, lo prego, mi contatti». No, non mi risulta che ci siano dati sull’eventuale contrazione dell’uso del trapassato remoto. Sarebbe anche possibile raccoglierli, ma sarebbe una fatica ingrata. Il trapassato remoto è sempre stato un tempo poco frequente; oggi probabilmente è diventato raro. Cercare un trapassato remoto in un qualsiasi corpus è davvero cercare un ago in un pagliaio.

Le ragioni della rarità del trapassato remoto sono state enunciate anche da Tondelli nel suo articolo, almeno in parte e con qualche imprecisione (a cominciare dal modo con cui scrive il nome del tempo: «trap remoto». Era così complicato scrivere il nome per intero? Anche perché l’autore si è tirato dietro, con facilità, la battuta: ma cosa c’entra Trapattoni?). salvi-vanelliL’uso del trapassato remoto è condizionato da molti vincoli. Il primo è che può essere usato solo in proposizioni secondarie. Ma possiamo dare un’ulteriore delimitazione: solo in proposizioni temporali. Ma ancora non basta: solo in proposizioni temporali nella cui frase matrice (la “reggente”) c’è un passato remoto: Dopo che Piero se ne fu andato, tutti tirarono un respiro di sollievo (traggo gli esempi, con qualche modifica o integrazione, da G. Salvi, L. Vanelli, Nuova grammatica italiana, Bologna, Il Mulino, 2004; differentemente da Salvi e Vanelli, uso i nomi dei tempi verbali tramandati dalla tradizione scolastica). Ancora: è necessario che l’evento enunciato nella proposizione temporale e quello enunciato nella frase reggente si susseguano immediatamente (Quando ebbe finito di cantare, si congedò dal pubblico); se no, si usa il trapassato prossimo (Quando aveva finito di cantare da una decina di minuti, si accorse di non essersi inchinato).

Il trapassato remoto è sottoposto a ulteriori restrizioni, la più importante delle quali è che non può essere usato nelle costruzioni passive (se posso dire Dopo che ebbero sparecchiato la tavola, le ordinarono di lavare i piatti, non posso formare la corrispondente frase passiva: *Dopo che la tavola fu stata sparecchiata, le ordinarono di lavare i piatti).

Come giustamente nota Cotroneo, il trapassato remoto è una forma dell’italiano colto. Nell’italiano corrente, per es. in quello parlato, è sostituito dal passato remoto (Dopo che Piero se ne andò, tutti tirarono un sospiro di sollievo) o, soprattutto  in Italia settentrionale, dal passato prossimo (Dopo che Piero se ne è andato, tutti hanno tirato un sospiro di sollievo).

italiano_anticoNella fase medievale della nostra lingua non era la stessa cosa (qui ci soccorre la Grammatica dell’italiano antico di G. Salvi e L. Renzi, Bologna, Il Mulino, 2010): il trapassato poteva ricorrere in frasi principali (lo favolatore fue ristato, cioè si fermò, e non dicea più) e in frasi secondarie diverse dalle temporali (cavalcammo tanto ch’a ora di vespero fummo giunti a l’albergo della Fede).

Cosa possiamo concludere? Che il trapassato remoto ha subito una forte evoluzione dalla fase antica a quella moderna dell’italiano. Nella fase moderna, invece, l’uso del trapassato remoto è sottoposto a un così gran numero di restrizioni, che è difficile apprezzarne un’eventuale diminuzione di utilizzo. È comunque probabile che questa diminuzione ci sia stata, ma non per le ragioni addotte, in maniera certamente suggestiva, da Roberto Cotroneo, bensì per un motivo strettamente morfosintattico al quale non fa riferimento, se non implicitamente, Leonardo Tondelli, ma che non è sfuggito a Francesca, una sua commentatrice: la riduzione dell’uso del trapassato remoto anche in registri formali è, principalmente, l’effetto secondario del regresso del passato remoto: un regresso generale in Italia settentrionale, ma in corso anche in altre zone d’Italia. Se nella principale non c’è il passato remoto, non può neppure esserci il trapassato nella secondaria.

francesca

Trapassato remotoultima modifica: 2016-04-12T01:54:43+00:00da cortmic
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