Il prete, il signore e il prefetto

prefetto_attacca_preteIl fatto è noto, perché è stato narrato da tutti i giornali e perché il video che testimonia l’accaduto si trova facilmente in Internet: il prefetto di Napoli, Andrea De Martino, alle soglie della pensione, redarguisce aspramente e rabbiosamente il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, impegnato nella lotta anti-camorra, soprattutto nella lotta contro i roghi di sostanze tossiche.

paticiello-prefetto-scontro.jpgDon Patriciello mi è parso, dal video, una persona al tempo stesso mite e decisa. Ma di quale colpa si è macchiato il parroco? Ha lanciato accuse infondate? Ha diffuso notizie false e tendenziose? Ha diffamato o ingiuriato qualcuno? No. Si è riferito, “per ben tre volte” (sottolinea una nota ufficiale del prefetto di Napoli), alla prefetta di Caserta, Carmela Pagano, chiamandola signora.

Apriti cielo! Il prefetto di Napoli si è prodotto in una reprimenda lunghissima, ripetitiva (non riusciva proprio a fermarsi). Nella foga, è caduto anche in un errore di italiano («Se io la chiamarei “signore” invece di reverendo, lei che direbbe?»), subito autocorretto.

DMF_96891.jpgLe sue argomentazioni mi paiono del tutto inconsistenti. Per esempio ha chiesto al povero don Patriciello: «Lei chiamerebbe mai “signore” un sindaco?». E perché no? Un sindaco non è un signore? Un prefetto non è un signore? E una prefetta non è una signora? Signore non è un’offesa, come hanno sostenuto Attilio Bolzoni, richiamandosi a Giovanni Falcone, Angelo Cimarosti e molti altri. Del resto, la dottoressa Pagano non dava mostra di essersi adombrata per l’epiteto.

Come ha giustamente notato Paolo Di Stefano sul «Corriere della sera», don Patriciello un errore linguistico e culturale l’ha commesso, per abitudine, naturalmente, non per cattiva volontà: ha chiamato «signora», senza precisare la carica, la prefetta di Caserta. Ma se il prefetto di Caserta fosse stato un maschio, l’avrebbe chiamato semplicemente «signore»? Probabilmente no. Ma non è questo che ha sollecitato la coscienza linguistico-istituzionale del prefetto di Napoli e la sua arroganza. No. Andrea De Martino si è sentito offeso perché a un prefetto non è stato dato il titolo di prefetto, e basta. Insomma, volendo donare alla filippica del prefetto la sinteticità che non ha avuto, la si potrebbe riformulare con un classico «Lei non sa chi siamo noi».

carrera.jpgIl problema è però più generale. Come ha giustamente commentato, su Facebook, Manuel Carrera Díaz, professore di Filologia italiana all’Università di Siviglia: «all’estero siamo soliti spiegare ai nostri studenti che in Italia dare del “signore” a qualcuno è praticamente offenderlo. Come minimo “dottore”, ovviamente. Non così in Francia con “monsieur” né in Spagna con “señor”. I prefetti di questo video, secondo me, non fanno altro che riflettere, ingrandendolo platealmente, un fatto tacitamente assunto dalla maggioranza della gente comune».

Carrera Diaz ha perfettamente ragione. La sottovalutazione del valore nobile della parola signore e l’amplificazione del valore di dottore sono quotidiani in Italia. L’intoccabilità del titolo di dottore per tutti è stata sancita anche in occasione della riforma universitaria nota come riforma del tre più due. Poteva essere la buona occasione per allineare l’Italia al resto dell’Europa, dove, in genere, si riserva il titolo di dottore ai dottori di ricerca (cioè al gradino più alto della formazione universitaria) o ai medici. Invece no. Non solo si è mantenuto il titolo di dottore per chi consegue la laurea magistrale (comparabile con la vecchia laurea unica), ma lo si è dato anche a chi conclude i primi tre anni di studi universitari: quindi, dopo tre anni si è dottori, dopo altri due anni si è dottori magistrali (dicitura farraginosa che nessuno usa). Credo che siamo gli unici in Europa, o quasi. Del resto, si poteva fare diversamente in un paese in cui è sempre stato sufficiente possedere un’auto da parcheggiare per essere chiamati dottore?

deMartino.jpgMa allora non ci si può stupire se un prefetto, invece di preoccuparsi dei temi, gravi e vitali, affrontati da un prete anticamorra (o forse proprio per non affrontarli), prima si infervora per il presunto sgarbo fatto da chi chiama signora una prefetta e poi perde tempo a scrivere e diffondere un lungo e articolato comunicato stampa sull’argomento.

Il prete, il signore e il prefettoultima modifica: 2012-10-21T15:29:00+00:00da cortmic
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