Il presidente, la presidente, la capra

bacchettataIl 15 dicembre 2016, alla consegna dei riconoscimenti del premio letterario De Sanctis, il Presidente emerito Giorgio Napolitano ha dichiarato, secondo il «Corriere della Sera»: «Penso che Laura Boldrini non si dorrà se insisto in una licenza che mi sono preso da molto tempo, quello di reagire alla trasformazione di dignitosi vocaboli della lingua italiana nell’orribile appellativo di “ministra” e nell’abominevole appellativo di “sindaca”». Secondo altri giornali, destinataria della presa di posizione del Presidente emerito sarebbe stata la ministra Valeria Fedeli, ma il senso del discorso cambia poco.

La presidente della Camera ha ribattuto con perfetto fair play: «Per il presidente Giorgio Napolitano ho il massimo rispetto ma la società cambia. E io credo che i nomi si debbano declinare». Non è una decisione di Laura Boldrini: è un’applicazione delle regole della grammatica italiana.

Infatti, in italiano i nomi in -o, quando si riferiscono a persone specifiche, vengono declinati per genere. Immagino che il Presidente Napolitano abbia parlato, quando era piccolo, della maestra Lucia o, magari in tempi più recenti, dell’infermiera Clotilde. E allora, perché mai trova orribile ministra e abominevole sindaca? Si rende conto che questa presa di posizione tradisce un fondo classista e maschilista? Classista perché non ritiene accettabile per le professioni o per le cariche più prestigiose lo stesso comportamento che si attua pacificamente per le professioni più umili; maschilista perché fa fatica a riconoscere l’identità di genere alle donne che finalmente ricoprono ruoli importanti e di prestigio.

Napolitano, poi, si dimentica che qualchssme dubbio sull’attribuzione del genere l’ha avuto anche lui. Per esempio, il 24 novembre 2011, alla cerimonia di insediamento del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, si è trovato a disagio nel riferirsi alla ministra Paola Severino.

ministraIl quotidiano telematico del Ministero della Giustizia, sulla base di una notizia di agenzia ripresa anche dal «Corriere della Sera» del 25 novembre 2011, aveva annunciato, senza mezzi termini, che «da domani pregasi anche di abbandonare il maschile d’ordinanza. Le si chiami “ministre e non ministri”. Il consiglio lessicale viene, per così dire, dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (…) Nel suo discorso, il Capo dello stato ha auspicato il “confronto costruttivo” tra amministrazione della giustizia e magistratura (…). Un confronto, ha spiegato Napolitano leggendo il testo del suo intervento, che “il ministro non mancherà di promuovere”. A questo punto il presidente della Repubblica si è fermato e con un sorriso rivolto a Severino ha detto: “Anzi, mi correggo. Che la ministra non mancherà di promuovere”».

In realtà, le cose non sono andate proprio così, come si può verificare al minuto 02.53 della ripresa video della cerimonia. L’allora presidente Napolitano ha sempre chiamato Paola Severino ministro e negli appellativi iniziali è ricorso a due coacervi, signora ministro e professoressa avvocato, con il primo nome al femminile, il secondo al maschile. Però, quando si è trattato di riferirsi alla ministra con un pronome, si è corretto: «negli interventi (…) del ministro, il quale, mi piace sottolinearlo, anzi, mi correggo, la quale ha voluto ricordare ….» .

sgarbiLa recente presa di posizione di Napolitano su ministra sindaca è stata dura, ma non è mai uscita dai confini della cortesia. Non altrettanto si può dire di un successivo intervento di Vittorio Sgarbi, che, proprio a partire dall’intervento di Napolitano, ha diffuso un filmato, nel quale ha mostrato, oltre alla sua consueta aggressività, una totale incomprensione di come funziona l’attribuzione di genere in italiano. Ha ragione, Sgarbi, a prendersela con le capre che non conoscono la grammatica dell’italiano (ma forse dovremmo chiamarlo Sgarbo, per analogia con il fatto che lui chiama Boldrina la presidente Boldrini). Da parte mia, ritengo che sia sacrosanto prendersela con le capre e le zucche vuote quando non si rendono conto che presidente non è un termine neutro, ma una parola ambigenere: il genere viene selezionato non cambiando la desinenza ma attraverso l’accordo. Oppure è sacrosanto prendersela con quelle capre e zucche vuote che, senza avvedersi che le parole si inquadrano in paradigmi diversi, richiedono che si applichi la desinenza -o per generare il maschile di geometra, pediatra e giornalista (quindi ci dovrebbe essere, dicono con evidente spirito polemico, il geometro, il pediatro, il giornalisto). Ma neanche si accorgono, gli ignorantoni, che questi nomi sono sì invariabili al singolare (ma vi si applica l’accordo per genere: «ho letto l’articolo di un bravo giornalista, e poi il commento di una brava giornalista»); al plurale, però, cambiano anche la desinenza, e così abbiamo i geometri e le geometre, i pediatri e le pediatre, i giornalisti e le giornaliste.

marazzini-demauroIn questi discussioni, sviluppate spesso da capre matricolate che non hanno la benché minima idea di come funziona la lingua, bisogne ascoltare con maggiore attenzione i linguisti, come il Presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini, le cui proposte operative (espresse, per esempio, in Famiglia Cristiana) sono in gran parte condivisibili («adottare il femminile quando abbiamo il nome (“La presidente Boldrini”, “La ministra Boschi”), il maschile non marcato quando la carica è menzionata di per sé in atti ufficiali (“La circolare del ministro”, “Il ministro decreta”, maschio o femmina che sia)»). Ma ancor più viene, già oggi, all’indomani della morte, una struggente nostalgia per Tullio De Mauro, che giusto due mesi fa, aveva dichiarato: «Quando abbiamo iniziato a dire “ministra” e “sindaca” molti hanno sobbalzato. Ma le donne ministro o sindaco non c’erano mai state. Nato il ruolo è giusto che il vocabolario si adegui. La lingua ci autorizza a usare i femminili. Usiamo i femminili, con qualche attenzione».

Ringrazio Paola Villani per avermi segnalato l’intervento del Presidente Napolitano alla la cerimonia di insediamento del comitato direttivo della Scuola Superiore della Magistratura e per avermi indirizzato nel reperimento delle fonti sull’accaduto.

Il presidente, la presidente, la capraultima modifica: 2017-01-06T17:55:01+00:00da cortmic
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