La lingua disonesta del Ministero dell’Istruzione

Non sono l’unico a scagliarmi contro i mostri linguistici prodotti dall’amministrazione pubblica (e da quella centrale dei ministeri più che dalle amministrazioni periferiche, anche se pure queste non scherzano). Con piacere riprendo in questo blog le denunce e i commenti che trovo in altri blog: due mesi fa, per esempio, ho scritto delle critiche alla scrittura del decreto Sblocca Italia avanzate da Giovanni Acerboni; un anno e mezzo ho tratto dal sito di Annamaria Testa un commento impietoso a un testo dell’ufficio scolastico regionale della Lombardia.

giuntaOggi è la volta di Claudio Giunta, giovane professore di Letteratura italiana all’Università di Trento, che ha pubblicato nel suo blog (e prima nell’Internazionale) un post dal titolo Come scrivono al Ministero dell’Istruzione?. Siamo in piene vacanze di Natale. I lettori mostreranno comprensione se mi limiterò a riportare, con poche modifiche e integrazioni, quanto scritto da Giunta.

Oggetto del post è la circolare del Ministero dell’Istruzione sul «Piano di formazione del personale docente volto ad acquisire competenze per l’attuazione di interventi di miglioramento e adeguamento alle nuove esigenze dell’offerta formativa».

circolareGiunta non fa molta fatica a criticarne le scelte linguistiche, a cominciare dall’oggetto, quello che ho appena riportato: quanto sarebbe stata più chiara, sintetica, rispettosa dei diritti dei lettori una formulazione come «Formazione degli insegnanti-tutor», oppure «Piano per la formazione di insegnanti che aiutino i colleghi ad insegnare meglio», o anche «Piano per la formazione di personale docente che migliori la qualità dell’insegnamento nelle scuole»!

logo_miurMa un dipendente pubblico crede di venir meno ai propri doveri se scrive così. Anche nel testo, l’autore non riesce a dire semplicemente e direttamente «il ministero ha deciso che bisogna formare dei – diciamo – super-insegnanti che aiutino i colleghi meno esperti (o più demotivati) a far bene il loro lavoro, perciò ha stanziato la somma X, somma che verrà assegnata a scuole che presentino dei buoni progetti di formazione e aggiornamento». Deve, invece, iniziare con un preambolo, lungo circa una pagina. Giunta ne riporta l’inizio:

I mutamenti verificatisi nell’ambito della società e nella scuola implicano che i docenti acquisiscano e sviluppino con continuità nuove conoscenze e competenze. Occorre perciò avviare e sostenere con apposite attività formative processi di crescita dei livelli ed ambiti di competenza coerenti con un profilo dinamico ed evolutivo della funzione professionale.

e lo commenta così: «si chiama coazione al dicolon, ed è tipica dei temi in classe. Lo scolaro vorrebbe scrivere “Ci vuole molta cura”, ma è irresistibilmente portato a scrivere “Ci vuole molta cura e molta attenzione”; vorrebbe limitarsi a dire che “Restano vari problemi aperti”, ma la coazione al dicolon lo trascina ad aggiungere “e varie questioni irrisolte”. Nelle cinque righe che ho citato, queste zeppe si presentano con la frequenza di un tic nervoso: “nell’ambito della società e nella scuola”, “acquisiscano e sviluppino”, “conoscenze e competenze”, “avviare e sostenere”, “processi ed ambiti”, “dinamico ed evolutivo”. L’aggiunta di senso è minima, impercettibile, a volte nulla (“dinamico ed evolutivo”); e a volte in realtà ad essere aggiunta è una dose di nonsenso: il secondo periodo, da processi di crescita in poi, è quasi incomprensibile, perché la sintassi è slabbrata e i sostantivi astratti formano una nebulosa quasi impenetrabile: cosa sono i “processi di crescita dei livelli”?».

Poi, Giunta nota gli aggettivi puramente decorativi («attivare a livello nazionale percorsi articolati di formazione in servizio…»), o pletorici («predisporre una trama di reciproca cooperazione»); l’addensamento confuso di termini astratti («una base comune di competenza sulla progettazione e sulla organizzazione degli interventi con l’acquisizione di tecniche avanzate e metodi didattici che siano al tempo stesso rigorosi, innovativi e coinvolgenti ed includa l’uso di strumenti pratici indispensabili per gestire aule efficaci»), gli elenchi onnicomprensivi («[competenze] di grande importanza per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, l’arricchimento dell’offerta formativa, l’efficienza di tutta una serie di servizi decisivi per la scuola, gli studenti e le famiglie, la comunità di riferimento»). Ed anche, punteggiatura messa a caso, perifrasi astruse, pseudotecnicismi inutili, mancanza o scarsa perspicuità dei nessi sintattici.

Come chiamare questo stile? Burocratese, verrebbe da dire; oppure antilingua, secondo la nota definizione di Italo Calvino. No, Giunta, pur individuando nel testo cospicue tracce di burocratese, propende per un’altra definizione: lingua disonesta. salveminiL’origine sta nel commento che avrebbe fatto Gaetano Salvemini alla notizia che si stava traducendo Vico in inglese: «L’inglese è una lingua onesta: di Vico non resterà niente». Che era più o meno come dire: «Vico ha idee fumose, e l’inglese è invece una lingua chiara e distinta, che le idee fumose le smaschera, le dissolve».

Quella della circolare del MIUR, conclude Giunta,  «è la lingua disonesta di chi non sa bene che fare, non ha le idee chiare, non vuole assumersi le responsabilità che gli competono (e che il discorso chiaro impone a chi lo pronuncia), e lascia a chi deve leggere (e soprattutto: a chi deve obbedire) il compito di decifrare, di leggere fra le righe, di stiracchiare le parole e i concetti dalla parte che vuole, anzi di interpretare le parole e i concetti come s’interpreta il Talmud, cercando d’indovinare le intenzioni di un padrone invisibile e capriccioso, che dice e non dice, che lascia agli altri il compito di riempire con qualcosa lo spazio che lui ha lasciato vuoto non per liberalità ma per inabilità a parlar chiaro, ossia a decidere, e cioè per codardia». Un commento che può essere coerentemente integrato da una frase di Claudio Magris (Microcosmi, Milano, Garzanti, 1997, pp. 111-112) che cito spesso quando parlo di linguaggio burocratico: «La correttezza della lingua è la premessa della chiarezza morale e dell’onestà. Molte mascalzonate e violente prevaricazioni nascono quando si pasticcia la grammatica e la sintassi e si mette il soggetto all’accusativo o il complemento oggetto al nominativo, ingarbugliando le carte e scambiando i ruoli tra vittime e colpevoli, alterando l’ordine delle cose e attribuendo eventi a cgianniniause o a promotori diversi da quelli effettivi, abolendo distinzioni e gerarchie in una truffaldina ammucchiata di concetti e sentimenti, deformando la verità».

Del post di Claudio Giunta condivido pienamente e faccio mia anche la postilla: «Nel frattempo, suggerirei al ministro Giannini, che prima di essere ministro è una glottologa, di convocare la Direttrice Generale del Ministero, dottoressa Maria Maddalena Novelli, e di rileggere insieme a lei piano piano, parola per parola, solecismo per solecismo, la circolare suddetta, che la dottoressa Novelli ha firmato, così come l’hanno dovuta leggere tutti i dirigenti scolastici d’Italia, una mattina della scorsa settimana».

firma

La lingua disonesta del Ministero dell’Istruzioneultima modifica: 2014-12-24T20:26:48+00:00da cortmic
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “La lingua disonesta del Ministero dell’Istruzione

  1. A proposito di lingua disonesta del MIUR, da quest’anno i bambini devono essere iscritti al primo anno della scuola primaria esclusivamente online attraverso il portale Iscrizioni on-line. Sono molto perplessa dalle scelte lessicali e stilistiche e dalle costruzioni poco lineari delle istruzioni, che sicuramente creeranno qualche difficoltà di comprensione a chi ha poca dimestichezza con l’italiano burocratico, primi tra tutti i numerosi genitori stranieri. Qualche esempio:

    Effettuata la registrazione, puoi accedere al servizio, inserire i dati richiesti ed inoltrare la domanda. La domanda inoltrata arriva alla scuola/CFP prescelto. Automaticamente il sistema restituisce una ricevuta di conferma d’invio della domanda.

    La domanda, una volta inviata e presa in carico dalla scuola, non può più essere modificata. In caso ti occorresse apportare delle modifiche, puoi contattare la scuola destinataria della domanda che, se necessario, può restituirtela, sempre attraverso il portale.

    La scuola di destinazione, presa in carico la domanda, conferma l’accettazione oppure, in caso di indisponibilità di posti, la indirizza ad altra scuola, scelta dal genitore come soluzione alternativa.

    Ho evidenziato inoltrare, inviare e indirizzare perché non è chiaro se si tratti dello stesso concetto o indichino tre azioni diverse; stesse considerazioni per codice utente, utenza e codice identificativo. Le incongruenze però non solo solo terminologiche, ad es. si trova sia scuola/CFP prescelto e scuola/CFP prescelta.

    E questi sono solo alcuni esempi…

I commenti sono chiusi.