L’italiano semplice del Presidente Mattarella

quirinaleilsussidiario.net ha pubblicato un commento al discorso di fine anno di Sergio Mattarella, facendo riferimento a una prima analisi del testo fatta da Arjuna Tuzzi e da me. Metto a disposizione di tutti i risultati di questa prima analisi “a caldo”.

«Mattarella parlerà dagli alloggi privati cercando di rivolgersi alla gente». Questo, secondo le previsioni di qualche organo di stampa, era l’obiettivo di Sergio Mattarella in questo suo primo discorso di fine d’anno. La costruzione del testo e le scelte stilistiche e lessicali confermano l’obiettivo di semplicità espositiva, implicito nel proposito di «parlare alla gente».

mattarella2Quella di costruire frasi semplici, brevi, coordinate o, più spesso, giustapposte appare una peculiarità stilistica di Mattarella, già evidenziata nel discorso di insediamento davanti al Parlamento. In quel discorso, però, alla straordinaria linearità della sintassi si contrapponeva un’accentuata ricercatezza lessicale e un accorto uso di figure retoriche, soprattutto quelle della ripetizione. Nel discorso di fine d’anno questo non avviene.

Alcuni dati ci permettono di parlare, con sicurezza, di testo semplice e, nel complesso, di buona comprensibilità. Innanzi tutto, la costruzione delle frasi. Si tratta, per prima cosa, di frasi brevi, con poche proposizioni subordinate: per dare completezza ai propri ragionamenti, Mattarella preferisce costruire il suo discorso facendo susseguire frasi principali o, al massimo, frasi coordinate. I dati parlano chiaro: la lunghezza media dei periodi è di 20,8 parole, le principali rappresentano il 68,6 % delle frasi, tra le congiunzioni quelle subordinanti sono solo il 9,8% Per fare un confronto, il discorso di Napolitano dell’anno precedente aveva periodi lunghi mediamente di 34,8 parole, le principali rappresentano il 55,9 % delle frasi, tra le congiunzioni quelle subordinanti sono solo il 17,1%: un mondo completamente diverso dal punto di vista sintattico.
Non mancano tratti, sia pure deboli, del parlato, come nella frase «persone, quarantenni e cinquantenni, che il lavoro lo hanno perduto e che faticano a trovarne un altro», con l’anteposizione dell’oggetto, lavoro, con successiva ripresa attraverso il pronome lo.

Anche il lessico è caratterizzato da una certa semplicità. Per quanto il vocabolario non sia costituito solo da parole di uso quotidiano, l’incidenza delle parole comuni, quelle appartenenti al vocabolario di base è piuttosto alta per questo genere di discorsi: in Mattarella è del 76,7%, contro il 73% dell’ultimo Napolitano.
Tutto questo può essere sintetizzato dall’indice di leggibilità del testo: la facilità di lettura del discorso di Mattarella è di 53,1 rispetto a un punteggio massimo di 100. È un valore che rivela una buona leggibilità, per un discorso ufficiale quale è quello di fine d’anno: quello del discorso di Napolitano del 2014 è stato ben al di sotto, dal momento che si è attestato sul 45,1.

word_cloud_mattarellaNaturalmente, a caratterizzare spirito e contenuti di un discorso istituzionale sono le parole usate. Non sono tanto rilevanti le parole più frequenti (quelle che, sia pure con alti tassi di imprecisione, sono facilmente ricavabili attraverso le word cloud), ma le parole esclusive del Presidente (cioè non si trovano in nessun altro discorso di fine anno) o le sue parole specifiche (cioè quelle che si trovano anche in altri discorsi di fine anno, ma che nel discorso di quest’anno hanno una presenza quantitativamente significativa).

I dieci sostantivi più frequenti sono Italia, impegno, Paese, lavoro, persona, vita, italiani, riconoscenza, ambiente, bambini. Tra questi, risultano scarsamente significative Italia, Paese, italiani, parole che ricorrono che frequenza nella maggior parte dei discorsi dei Presidenti della Repubblica. Le altre sono interessanti, da diversi punti di vista.
Colpisce, innanzi tutto, la ricorrenza di riconoscenza, che mostra in Mattarella una rilevante specificità. Compare 5 volte, in riferimento ai cittadini che hanno permesso al Paese di reggere in questo periodo di crisi economica, ai militari e ai volontari all’estero, ai magistrati e alle forze dell’ordine impegnate nella lotta alla mafia, al Papa, alle donne che danno lustro all’Italia.
Poi, sono certamente significative impegno, che rappresenta bene lo spirito etico del discorso del Presidente, che ricorda o invoca spesso «l’impegno di tutti» o «l’impegno delle istituzioni», persona, che mostra lo spirito politically correct del Presidente (in particolare nel contesto «persone con disabilità», vita, utilizzato soprattutto in riferimento alla «vita quotidiana» o alla «nostra vita» e bambini (con riferimento sia ai bambini stranieri sia ai «nostri bambini»), due parole con le quali l’oratore mira a creare empatia e condivisione di valori con il suo pubblico).
Fanno riferimento ai contenuti specifici del discorso le altre parole più frequenti: lavoro e ambiente. Da questo punto di vista risultano molto rilevanti altre parole che, pur non avendo un’alta frequenza, si caratterizzano, comunque, come peculiari rispetto a tutti i discorsi degli altri Presidenti.
Mattarella è stato, tra tutti i Presidenti, quello che più ha dedicato spazio al problema dell’evasione fiscale: in Mattarella ricorre tre volte la parola evasione, usata altrettante volte (ma in più discorsi) da Napolitano, e prima da nessun altro con questo significato; esclusive di Mattarella sono parole come corrompere, rubare, evasori, mentre corruzione (spesso presente, ancora una volta, in Napolitano, e prima solo in Pertini e Scalfaro).
Altro grande tema è stato quello dell’ambiente: sono esclusive di Mattarella acqua, cibo, differenziata, distruttivo («consumo distruttivo di cibo»), trasporto.
Altro tema che si riflette nelle scelte lessicali è quello degli stranieri: sono specifiche di Mattarella pregiudizio, straniero, immigrato (che naturalmente è di introduzione recente nei discorsi dei Presidenti), mentre islamista è parola esclusiva di Mattarella.
Infine, vanno notate la specificità di creatività e l’esclusività di bellezza, come caratteristiche positive del nostro Paese, o la significatività di futuro: sembrerebbe una parola d’obbligo in un discorso di fine d’anno, ma, in realtà, è parola che ha in realtà incrementato la sua presenza solo negli ultimi anni.

mattarella3Cercando di vedere come si colloca Mattarella rispetto ai suoi predecessori, si possono individuare tre Presidenti che appaiono vicini, per temi o caratteristiche stilistiche: Napolitano, Ciampi e Cossiga. Vi è, quindi, continuità con gli immediati predecessori, e una ripresa di caratteristiche di un altro Presidente di matrice cattolica.
Il quadro è, quindi, quello della continuità temporale, con una vistosa eccezione: non rientra tra i modelli impliciti di Mattarella un altro Presidente cattolico, più vicino a noi, cioè Scalfaro.
Tra i Presidenti che mostrano maggiori affinità con Mattarella, vi è però una considerevole differenza: Mattarella si rivela vicino a Cossiga sul piano delle caratteristiche grammaticali, ma meno, anche a causa del cambiamento del periodo storico, sul piano delle similarità delle parole tematiche. Esattamente il contrario avviene nei confronti di Napolitano: le convergenze tematiche sono notevoli, ma lo stile dei due Presidenti è ben diverso (come già si è visto a proposito della sintassi). La convergenza con Ciampi riguarda, invece, entrambi i piani.

Un’ultima considerazione: la lunghezza del messaggio. Il discorso si colloca più o meno al centro della lista dei 67 discorsi di fine d’anno dei Presidenti della Repubblica, ordinati secondo la lunghezza: il numero di parole è molto vicino a quello del primo discorso di Napolitano, del 2006, lungo 2218 parole, è maggiore di quello del primo discorso di Ciampi, ben minore di quello del primo discorso di Scalfaro. Ma a colpire è il rapporto tra la lunghezza in numero di parole e la sua durata: Mattarella ha eseguito il suo discorso a una velocità di 107 parole al minuto, a fronte di una media di 117 (con punte di 120) dei discorsi del predecessore, Giorgio Napolitano.

In vista del messaggio del prossimo anno, mi permetto di dare pubblicamente un suggerimento al Presidente e al suo staff: se la chiave dei suoi discorsi è la semplicità, la porti alle estreme conseguenze e accorci drasticamente il discorso. I hollande20 minuti che paiono lo standard dei discorsi di fine anno dei Presidenti della Repubblica italiana sono un’eccezione nei discorsi di fine anno, o di Natale, di capi di stato e presidenti del consiglio di altri Paesi. Non è necessario imitare i quattro minuti scarsi di Putin, e neppure gli appena sei della Regina Elisabetta II, della cancelliera Merkel o del presidente tedesco Gauck, ma ai dodici kim jongminuti del Re di Spagna Felipe VI o ai nove del Presidente Hollande (che pure, quest’anno, di cose gravi ne aveva da dire) ci si può arrivare. Per ora, ahimè, siamo troppo vicini ai trenta minuti del Presidente della Corea del Nord, Kim Jong-un.

messaggi_dal_colleQuesta prima analisi è stata redatta da Michele Cortelazzo e Arjuna Tuzzi, seguendo la metodologia e utilizzando la banca dati, organizzata su base lessicale, approntata per la ricerca sui messaggi di fine anno dei presidenti della repubblica, pubblicata nel 2007 (Messaggi dal Colle. I discorsi di fine anno dei presidenti della Repubblica, Venezia, Marsilio). Da allora, la banca dati è stata costantemente aggiornata.

Sono stati utilizzati:
– il software Taltac2,  software di “Trattamento Automatico Lessicale e Testuale per l’Analisi del Contenuto di un corpus”
– R, software libero e ambiente di sviluppo di analisi statistica dei dati
– gli strumenti di analisi del progetto “ItaliaNLP – Italian Natural Language Processing Lab – DyLan TextTools v2.1.9”, dell’Istituto di Linguistica Computazionale «Antonio Zampolli» del CNR, con sede a Pisa.

L’italiano semplice del Presidente Mattarellaultima modifica: 2016-01-09T11:57:58+00:00da cortmic
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