La Crusca e la ministra

nencioni«A proposito, “il” presidente o “la” presidente della Crusca, trattandosi di una donna? “Il ministro, la ministra, o la ministro della Pubblica istruzione, con l’apposizione di un antroponimo femminile”? Risponde Giovanni Nencioni: “La proposta di mantenere il titolo al maschile anche quando la carica sia affidata a una donna continua l’uso antico di usare il genere maschile come comprensivo del femminile quando ci si riferiva a proprietà comuni a tutto il genere umano”. Del resto “guardia, sentinella, guida” sono stati sempre “riferiti, finora quasi esclusivamente, a nomi propri maschili senza scandalo dei grammatici”. “Da respingere con decisione”, però, “è l’ircocervo «la ministro»” esaltata da alcuni “come una combinazione salva tutto”».corriere

Così Gian Antonio Stella nel «Corriere della Sera», in un articolo dedicato al volume La Crusca risponde. Dalla carta al web 1995-2005, a cura di Marco Biffi e Raffaella Setti (Firenze, Le Lettere), presentato mercoledì nel Salone de’ Dugento a Firenze. Anche la «Stampa» ha dato un resoconto di tenore analogo. E così gli altri giornali, e molti siti web.

cruscaStupisce il no a ministra, se non altro perché nel sito della Crusca compare un avviso che è intitolato così: Il messaggio della ministra Cécile Kyenge in risposta al documento Conoscere e usare più lingue è un fattore di ricchezza. Ma anche perché il «tema del mese» del marzo 2013, sempre nel sito dell’Accademia della Crusca, riguardava proprio la femminilizzazione dei nomi di professione e dei titolari di cariche.

Ma poi, a ben guardare, la risposta di Giovanni Nencioni è meno netta di quanto appaia dai resoconti giornalistici, ed è comunque del 2000. In questo campo la lingua è evoluta rapidamente, per fortuna.

maraschioProvvidenziale, e tempestiva, è giunta una precisazione della presidente dell’Accademia, che ribadisce «l’opportunità di usare il genere grammaticale femminile per indicare ruoli istituzionali (la ministra, la presidente, l’assessora, la senatrice, la deputata ecc.) e professioni alle quali l’accesso è normale per le donne solo da qualche decennio (chirurga, avvocata o avvocatessa, architetta, magistrata ecc.) così come del resto è avvenuto per mestieri e professioni tradizionali (infermiera, maestra, operaia, attrice ecc.)».

La Crusca e la ministraultima modifica: 2013-12-06T01:20:05+00:00da cortmic
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