Sul discorso di Renzi il «Corriere della sera» è recidivo

corriereCi risiamo. Al «Corriere della sera» non è parso vero di poter analizzare in tempo reale il discorso di Renzi al Senato utilizzando il giochino delle tag cloud. E così, ancora una volta, ha presentato ai suoi lettori un commento costruito sulla sabbia.

Già qualche giorno fa ho pubblicato un post che spiega e, mi pare, documenta l’inconsistenza del metodo, che giunge a delle approssimazioni così lontane dai dati da non essere accettabili non dico in ambito di ricerca, ma neppure all’interno di un giornale serio. Credo di avere l’esperienza per dare questo giudizio, dal momento che, per esempio, ho analizzato, assieme ad Arjuna Tuzzi, in poche ore il primo discorso di insediamento di Giorgio Napolitano, oppure il suo primo messaggio di Capodanno. Ma alle spalle avevamo un modello, la raccolta, già elaborata, di tutti i discorsi dei predecessori, un software appositamente elaborato per l’analisi statistica dei testi. E abbiamo sudato alcune ore. Il rinomato «Corriere della sera» no. Ha alle spalle soltanto Wordle, o qualche software analogo, che crea meccanicamente e acriticamente un’immagine delle parole più usate. E su queste, in brevissimo tempo, il giornalista ricama un debole commento di quattro righe quattro:

È il «Paese» la parola che il premier Matteo Renzi ha posto più al centro del suo discorso al Senato per ottenere la fiducia. Il più giovane primo ministro della storia della Repubblica italiana durante il suo intervento, durato poco più di un’ora e 10, ha parlato anche dell’importanza di «essere», del «fare» e di «fiducia». Peso anche sulle parole «rispetto», «regole» e «lavoro».

Le asserzioni del commentatore sono sensate o no? Sì, è sensato dire che Paese è la parola “piena” più utilizzata nel discorso: ricorre 28 volte. Se poi, a Paese aggiungiamo Italia (18 occorrenze) e il manipolo di ricorrenze di italiano, italiana, nazionale (in tutto 4 occorrenze), si può dire che sì, il discorso programmatico di Renzi mette al centro il Paese, l’Italia. Ma è un fatto significativo? Se guardiamo all’intera serie dei discorsi programmatici di governo, no. Paese, infatti, è la terza parola più frequente del corpus costituito da tutti i discorsi dei Presidenti del Consiglio, la seconda più frequente nel discorso di Letta, la sesta più frequente in Monti (ma Italia è quarta). Insomma, siamo un po’ sopra la media degli altri Presidenti, ma la configurazione appare, tutto sommato, di routine.

renziPoi, è anche vero che essere è frequente. Ma cosa vuol dire questo dato? Direi niente, perché Renzi ha usato sì molte volte (22, per la precisione) il verbo essere all’infinito, ma lo ha fatto ancor di più alla terza persona del presente indicativo (135 volte), o nella forma sono (prima o sesta persona: 26 volte). Come facciamo tutti quando parliamo; come hanno fatto, magari in modi parzialmente diversi, i suoi predecessori. Mentre proviene solo dalla fervida fantasia del commentatore che fare abbia un peso particolare nel discorso di Renzi: compare solo 6 volte. Un po’ pochino per ritenere che si tratti di una presenza significativa.

Dopo essere, abbiamo parte (20 volte, ma 6 volte nella locuzione preposizionale da parte di), Italia (18 volte), governo, politica, pubblica (17 volte): tutte parole bellamente dimenticate dal commentatore, forse perché poco visibili nella nuvola (aggiungo che se a pubblica aggiungiamo pubblico e pubblici arriviamo a 23 occorrenze, ed allora si tratta della seconda parola piena più significativa del discorso di Renzi: ma questo con la nuvola sfugge). Solo dopo di queste arrivano fiducia (16 volte, come del resto anche anni), rispetto (15 volte), Senato (anch’esso 15 volte), punto (13 volte), giustizia (12 volte), Europa e lavoro (11 volte, come regole, unica fra le parole di frequenza 11 citate dal «Corriere della Sera»), e poi via via le altre parole utilizzate 10 volte, o meno.

fiducia_renziMa poi, mica tutte queste parole sono usate con la stessa funzione e con lo stesso significato. Per esempio rispetto. Dall’illustrazione della tag cloud sembrerebbe davvero che si tratti di una parola altamente significativa del discorso di Renzi. Ma se poi si vanno a vedere i contesti, ci si accorge che in ben 6 casi non si tratta altro che della preposizione composta rispetto a. E allora la significatività di questo dato si riduce di molto.

rispettoPiù complesso il caso di fiducia, a proposito della quale il significato tecnico e procedurale del termine si mescola, a volte sapientemente, con il significato corrente della parola, quello della fiducia tra persone, o verso una persona. Anche in questo caso, comunque, un’analisi più attenta ci direbbe cose un po’ diverse del puro dato quantitativo, magari addirittura anche più importanti, perché segnali di una argomentazione elaborata, almeno sul piano formale.

Non sono nelle condizioni di fare un’analisi più dettagliata del discorso al Senato di Matteo Renzi. Ma continuo a stupirmi che un giornale della tradizione del «Corriere della sera» possa continuare, anche solo nella versione on line, a gingillarsi con queste pagliacciate.

Sul discorso di Renzi il «Corriere della sera» è recidivoultima modifica: 2014-02-24T23:59:15+00:00da cortmic
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