Ambasciatrici

botschaftLa dichiarazione della nuova ambasciatrice della Repubblica Federale Tedesca, Susanne Marianne Wasum-Rainer, può apparire un duro colpo alle richieste di molte donne italiane di vedere riconosciuto il loro genere nelle denominazioni delle loro professioni. In un’intervista all’agenzia Askanews  Susanne Wasum-Rainer ha dichiarato «credo che mi farò chiamare, come già in Francia, “ambasciatore”».

Ma come? La rappresentante di uno dei Paesi nei quali è più avanzato il raggiungimento della parità di genere nelle denominazioni delle professioni rigetta le posizioni acquisite dalle donne? Ma effettivamente, nel sito dell’ambasciata, Frau Wasum-Rainer appare come ambasciatore:

ambasciatorecatherine_colonnaDiverso il comportamento della coetanea ambasciatrice di Francia, Catherine Colonna, giunta a Roma esattamente un anno prima della collega tedesca. Nel sito dell’ambasciata francese, M.me Colonna è chiamata sempre ambasciatrice, sia nella voce di menu, sia nella rubrica dedicata alla sua biografia, sia in tutte le altre pagine nelle quali viene citata. Insomma, sembrerebbe, Francia batte Germania in tema di espressione linguistica della parità di genere.

francia

Stesso atteggiamento, anche se macchiato da qualche incoerenza (ma sempre in direzione della femminilizzazione), ha l’ambasciata del Mozambico: Carla Elisa Luis Mucavi è l’ambasciatrice nella voce di menu, ambasciatora (secondo il modello iberico, non coerente con le regole di formazione delle parole in italiano) nella pagina a lei dedicata:

mozambicoIn realtà, l’ambasciatrice tedesca è pienamente abituata alla femminilizzazione del nome della sua carica. In tedesco, infatti, la forma femminile è del tutto consolidata. Basta vedere il testo di un discorso tenuto a Parigi, sede precedente di Susanne Wasum-Rainer, dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che inizia rivolgendosi proprio alla Frau Borschafterin (al femminile, quindi):

bundesbankMa ancora più rilevante è la versione tedesca del sito dell’ambasciata a Roma. Nei punti in cui in italiano si parla dell’ambasciatore, sia nel titolo, sia nella didascalia, in tedesco si usa tranquillamente Botschafterin:

botschafterin

Allora, invece di dare addosso all’ambasciatrice tedesca (come ho visto in qualche post nei social network), ascoltiamo anche altri passi dell’intervista: «la lingua è molto importante affinché le donne ottengano la stessa parità di diritti e gli stessi ruoli professionali degli uomini». Però: «ritengo che non sia piacevole quando il mio interlocutore mi pone la domanda “in quale paese suo marito lavora come ambasciatore?”», richiamando l’abitudine italiana (e, mi pare di capire, anche francese) di chiamare ambasciatrice non una donna a capo di un’ambasciata, ma la moglie dell’ambasciatore. Susanne Wasum-Rainer si augura anche che in futuro le ambasciatrici possano trovarsi nella condizione di poter optare liberamente per il nome al femminile.

Insomma,la dichiarazione e la scelta dell’ambasciatrice tedesca è una presa d’atto del costume linguistico italiano, codificato, mi dicono, al Ministero degli Affari Esteri. A uscirne con le ossa rotte sono le nostre convenzioni, non le convinzioni dell’ambasciatrice (anche se qualcuno ha notato che l’ambasciatrice poteva cercare di forzare la situazione, come ha fatto la collega francese, aiutando il processo di femminilizzazione dei nomi di professioni di prestigio).

Chissà se, sia pure con la lentezza degli apparati pachidermici, la Farnesina, cioè il nostro Ministero degli Esteri, cambierà posizione. Intanto, nei siti ufficiali delle ambasciate italiane le nostre ambasciatrici (per es. quelle in Argentina, Ghana, Slovenia, Svezia) continuano a essere chiamate ambasciatori:

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Ambasciatriciultima modifica: 2015-09-13T10:07:50+00:00da cortmic
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2 pensieri su “Ambasciatrici

  1. Veramente l’ambasciatrice tedesca ha dato una bella lezione: l’uguaglianza viene dai fatti non dalle parole. E il femminismo e il politicamente corretto che vogliono introdurre nomi “adeguati” ovunque sono e producono solo parole. Vuote, per di più.

    • Forse non sono stato sufficientemente chiaro su un particolare: l’ambasciatrice tedesca, che nella sua lingua viene costantemente indicata con la forma innovativa femminile, rifiuta la forma femminile in italiano, non in tedesco. E lo fa per una precisa connotazione culturale che, almeno a suo dire, ha il femminile di ambasciatore in italiano, quella di rinviare non a una donna che fa l’ambasciatore, bensì alla moglie dell’ambasciatore. Mi chiedo: il femminismo e il politicamente corretto valgono per il tedesco e invece per l’italiano producono solo parole vuote? Peraltro, in questo caso femminismo e politicamente corretto non produce parole nuove e vuote, ma dà un significato specifico a una parola che già esiste.

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